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Il nostro ricordo

La Cna di Bologna piange la scomparsa di Guido Bosi, il grande sarto bolognese

La Cna piange la scomparsa di Guido Bosi, il re dei sarti

In questa intervista alla rivista di Cna Bologna Io l'impresa n.3 dell'ottobre 2015 si racconta alla sua associazione.

Guido Bosi, il re dei sarti, che ha vestito Dalla, Strehler e Catherine Deneuve

“Ho ancora l’entusiasmo di quando ho iniziato a fare questo mestiere”. Guido Bosi, il re dei sarti bolognesi, ci accoglie così nel suo atelier bolognese di via Farini, all’interno dello splendido Palazzo Cavazza, tra tessuti, abiti e oggetti d’arte che raccontano una vita densa di amici e clienti che ne hanno fatto il “sarto dei vip” per antonomasia. All’alba dei 90 anni, Guido Bosi è oggi un artigiano di quelli che, a suo dire, “non esistono quasi più, figlio di un tempo in cui il sacrificio quotidiano era la norma, ma si poteva anche sperimentare maggiormente e sviluppare una identità personale. Del resto non si può nascondere – ci tiene a sottolineare – che il talento si ha o non si ha. Non si può comprare o imparare.”. Il sarto di personaggi come Lucio Dalla (“gli ho confezionato diciotto capi” ricorda con un pizzico di nostalgia Bosi), Giorgio Strehler (“per me era come un fratello, gli volevo un bene dell’anima”), Man Ray (“ricordo che amava agghindare il suo studio in un modo davvero originale con lenzuola appese alle pareti anche perché – ride - lui era molto alto”), Walter Chiari, Catherine Deneuve, Silvana Mangano, iniziò ch’era ancora un bambino a imparare il mestiere nella bottega dello zio, allora in piazza Galvani, ed è stato tra i primi a far parte della Cna bolognese. “Oggi questo mestiere rischia l’estinzione perché i giovani non si cimentano più con forbici e tessuti, ma non si dovrebbe dimenticare che l’attività dell’artigiano è unica, ed è la sola a poter donare un po’ di colore alla nostra vita”. Non a caso, nel lontano 1966, Bosi fece parlare di sé per aver creato e fatto sfilare in passerella un ormai storico cappotto rosso che rivoluzionò i canoni estetici della moda contemporanea. Amante dell’arte nelle sue varie forme d’espressione, come testimoniano gli oggetti che adornano pareti e scaffali del suo atelier che per lui è diventata una seconda casa, Bosi confessa di essere un grande ammiratore di Capogrossi ma anche un profondo esperto di musica lirica: “Conosco sei opere a memoria”. Ma tra tante stoffe, forbici, colori e manichini, qual è il suo tessuto d’elezione e il capo di abbigliamento più importante, quello a cui non rinuncerebbe mai? “Il cachemire per giacche – afferma senza esitare - è il mio marchio di fabbrica, ma i capi d’abbigliamento sono tutti importanti alla stessa maniera, e lo diventano in funzione delle diverse situazioni in cui vengono utilizzati”.